Le Storie da Codighiu costituiscono uno dei patrimoni di narrazione orale più originali della Valle Maira. Raccolte dall’Associazione Borgata Ghio attraverso le testimonianze di Anna e Giuseppe Rovera, ultimi grandi narratori della borgata, raccontano la vita di una comunità profondamente legata alla storia degli acciugai itineranti.
Non sono semplicemente racconti popolari. Nelle veglie delle stalle accompagnavano la vita della borgata, mentre gli acciugai, durante i lunghi viaggi attraverso Piemonte, Liguria e Francia, riportavano a casa nuove storie, parole e immagini che, con il tempo, entravano a far parte del patrimonio narrativo della comunità.
Le Storie da Codighiu conservano ancora oggi il ritmo della narrazione orale. Pause, cambi di voce, intercalari in rima in lingua d’oc e pochi gesti essenziali bastavano a tenere sospeso chi ascoltava. Si raccontava da seduti. Era la voce a dare forza al racconto.
Negli anni l’Associazione Borgata Ghio ha raccolto, trascritto e documentato questo patrimonio. Le Storie sono state pubblicate sul sito dell’Associazione e sono entrate progressivamente negli incontri dedicati agli acciugai narratori.
Con Toum Toum mi siou Dousin questo lavoro ha compiuto un nuovo passo. Il progetto ha unito ricerca, narrazione, interpretazione teatrale e documentazione in un unico percorso, dando vita ad incontri pubblici, ad un libro-catalogo e ad una nuova lettura di sei Storie da Codighiu, realizzata nel pieno rispetto della tradizione orale.
Il lavoro sulle Storie
Il primo lavoro ha riguardato direttamente le fonti.
Sono state riascoltate le registrazioni originali di Anna e Giuseppe Rovera, confrontate con le precedenti trascrizioni e individuate sei Storie sulle quali concentrare questa prima fase:
La fremo qu’ia embreueià lou diaou
Aquel qui mangiavo i chireise (Quello che mangiava le ciliegie)
La testo da mort
Coumpare loup e coumare la voulp
Petìn Menìn
La belo panatèro
La trascrizione ha cercato di rimanere il più possibile fedele alla narrazione orale. Sono stati mantenuti i termini della lingua provenzale alpina, gli intercalari in rima e anche alcune ripetizioni che appartengono al modo in cui le Storie venivano raccontate.
Questa scelta è stata importante. Le poche persone che ancora ricordano direttamente le Storie sono ormai anziane e le stesse registrazioni originali, pur preziosissime, non sono sempre facilmente comprensibili. Il testo scritto diventa quindi anche una guida all’ascolto e permette di avvicinarsi a questo patrimonio senza sostituirsi alla voce dalla quale proviene.
Il progetto non esaurisce la raccolta. Le Storie registrate sono ventitré e l’Associazione intende proseguire progressivamente il lavoro di ricerca, documentazione e pubblicazione anche sulle altre.
Dalla registrazione alla nuova narrazione
Una parte centrale del progetto è stata affidata all’attrice Debora Mancini e al musicista Daniele Longo.
Il loro lavoro è partito dall’ascolto delle registrazioni originali, ma non si è limitato ad una lettura dei testi.
Debora Mancini ha costruito una narrazione capace di catturare l’attenzione attraverso la voce, la gestualità, il canto, i costumi, i cappelli e pochi oggetti di scena, dando corpo di volta in volta ai molti personaggi che abitano le Storie.
Daniele Longo ha composto musiche originali e costruito intorno alla narrazione un piccolo mondo sonoro, utilizzando numerosi strumenti. La musica segue il ritmo del racconto, ne accompagna i momenti di paura, di ironia, di attesa e contribuisce a restituirne l’atmosfera.
Il rapporto con il pubblico ha rappresentato una parte importante di questa esperienza. Le Storie hanno dimostrato di riuscire ancora a catturare l’attenzione dei bambini, ma anche di persone adulte che non conoscevano Codighiou, la Valle Maira o la storia degli acciugai.
Gli incontri di narrazione
Tra marzo e agosto 2026 le Storie da Codighiu sono state raccontate in luoghi e contesti molto diversi tra loro, raggiungendo complessivamente circa 500 partecipanti.
Il primo incontro si è svolto il 10 marzo presso l’Unitre di Canale d’Alba. La serata è stata dedicata agli acciugai narratori e al modo in cui le Storie sono nate, si sono trasformate nel tempo e sono giunte fino a noi.
Il 12 aprile, a Mondovì, le Storie sono state proposte ad un pubblico che, nella maggior parte dei casi, le ascoltava per la prima volta. L’attenzione e le domande dei partecipanti hanno confermato che questi racconti riescono ancora oggi a parlare anche a chi non conosce la storia della Valle Maira.
Il 26 aprile, nell’ambito della manifestazione La Rondine Chiama, a San Benedetto Belbo, le narrazioni si sono inserite in una giornata dedicata alla memoria, al paesaggio e alle comunità locali.
Il 7 giugno, durante la Fiera degli Acciugai di Dronero, le Storie sono ritornate nel luogo che più direttamente richiama la storia degli acciugai della Valle Maira. Ospite d’onore dell’incontro è stato il regista Diego D’Innocenzo, che aveva conosciuto le Storie da Codighiu nel 2024 durante le riprese del documentario La Valle degli spiriti liberi, realizzato per la trasmissione Geo.
L’11 luglio, durante il tradizionale Giro dell’Acciugaio, le sei Storie reinterpretate da Debora Mancini, accompagnata dal musicista Daniele Longo, sono tornate ad essere raccontate nella loro borgata d’origine. Nel corso della giornata è stato presentato anche il libro-catalogo del progetto.
Il progetto comprende un ultimo incontro previsto il 30 agosto, nell’ambito del Roumiage di Coumboscuro, uno dei principali appuntamenti dedicati alla cultura provenzale alpina. La presentazione delle Storie da Codighiu in questo contesto conclude idealmente il progetto, riportando questi racconti all’interno di una comunità che condivide la stessa lingua e una parte della stessa storia.
Il libro-catalogo
Uno dei risultati del progetto è la realizzazione del libro-catalogo Toum Toum mi siou Dousin.
Il volume raccoglie le sei Storie da Codighiu scelte per il progetto e documenta il percorso che ha accompagnato la loro nuova restituzione pubblica.
La preparazione del libro è nata da un lavoro condiviso tra l’Associazione Borgata Ghio, Debora Mancini e Daniele Longo. Le registrazioni originali di Anna e Giuseppe Rovera hanno accompagnato tutte le fasi del lavoro, dalla scelta delle Storie fino alla preparazione delle narrazioni, con l’obiettivo di conservarne il ritmo, la lingua e il carattere originario.
Accanto ai testi delle sei Storie, il volume propone brevi introduzioni, fotografie e QR code che rimandano alle registrazioni originali e, quando disponibili, ai video delle interpretazioni teatrali.
L’organizzazione e l’archiviazione del materiale documentale sono state curate da APS Miranda, che ha collaborato alla realizzazione del libro-catalogo e dei collegamenti digitali che ne completano la consultazione.
Il libro-catalogo non documenta soltanto il lavoro svolto, ma permette al lettore di seguire il percorso che ha riportato le Storie da Codighiu dalla voce degli ultimi narratori alla loro nuova restituzione pubblica.
Le Storie
Per Toum Toum mi siou Dousin sono state scelte sei Storie da Codighiu: Compare Lupo e Comare Volpe, La Belo Panatero, La Testo da Mort, La donna che l’ha fatta al Diavolo, Quello che mangiava le ciliegie e Petin Menin.
La scelta è nata dal desiderio di presentare racconti diversi tra loro, ma accomunati dallo stesso modo di narrare. In ciascuno ritornano alcuni degli elementi più caratteristici delle Storie da Codighiu: l’ironia, l’astuzia, il rapporto tra uomini e animali, il confine tra realtà e fantasia e gli intercalari in lingua d’oc che accompagnavano il racconto.
Ogni Storia è accompagnata da una breve presentazione, dal testo, dal QR code della registrazione originale di Anna e Giuseppe Rovera e, quando disponibile, dal QR code della reinterpretazione teatrale realizzata durante il progetto.
Il lettore può così seguire lo stesso racconto in forme diverse: la voce dei narratori, il testo scritto e la nuova interpretazione nata nell’ambito di Toum Toum mi siou Dousin.
COUMPARE LOUP E COUMARE LA VOULP
Compare Lupo e Comare Volpe
Questa è una delle Storie da Codighiu nelle quali l’astuzia prevale sulla forza. La volpe è intelligente, ma anche spietata. Il lupo, al contrario, è ingenuo, si lascia convincere facilmente e finisce ogni volta vittima dei suoi inganni.
Il racconto procede attraverso un susseguirsi di episodi che fanno sorridere, ma che ricordano anche come la furbizia possa trasformarsi in prepotenza quando incontra chi non sa difendersi.
Per questo è una delle Storie che meglio conserva il ritmo, l’ironia e il gusto della narrazione orale di Codighiu. Nel progetto Toum Toum mi siou Dousin è stata scelta per mostrare come un racconto semplice riesca ancora oggi a coinvolgere il pubblico di ogni età.
LA BELO PANATERO
La Bella Panettiera
Questa è una delle Storie da Codighiu che più sorprendono. Colpisce la fiducia con cui la Belo Panatero accetta di amare il serpente, prima ancora di conoscerne la vera natura. È una scelta che accompagna tutto il racconto e che, alla fine, trova la sua ricompensa.
Accanto ai momenti più intensi, la Storia è ricca di scene divertenti. Su ordine della Belo Panatero, l’anello magico mette uno contro l’altro i pretendenti che vorrebbero sposarla: finiscono per prendersi a calci, strapparsi i vestiti e tirarsi i capelli, suscitando ancora oggi le risate dei bambini.
È una fiaba che alterna leggerezza e profondità, capace di far sorridere e, nello stesso tempo, di raccontare come la fiducia, il coraggio e la fedeltà possano cambiare il destino di una persona.
LA FREMO QU’IA EMBREUEIÀ LOU DIAOU
La donna che ha ingannato il Diavolo
La miseria spinge una donna ad accettare un patto terribile: promettere al Diavolo il proprio bambino. Ma quasi subito il rimorso prende il posto della paura. È madre e non può rinunciare alla sua creatura.
Ad aiutarla interviene un frate, uomo buono e profondamente religioso, ma anche intelligente e capace di affrontare il Diavolo con l’astuzia. Grazie ai suoi consigli, la donna riesce a ingannarlo e a salvare il figlio.
È una Storia che parla dell’amore di una madre, del pentimento e della speranza. Racconta che anche quando tutto sembra perduto è possibile trovare una strada per rimediare ai propri errori e difendere ciò che si ama.
LA TESTO DA MORT
Fra le Storie da Codighiu, questa è forse quella che più di tutte riesce a far provare la paura. Mentre il racconto procede, sembra quasi di sentire la Testo da Mort avvicinarsi lentamente alla casa della famiglia. È una paura che cresce poco alla volta e che coinvolge chi ascolta, proprio come accadeva durante le veglie.
Ma non è una paura fine a sé stessa. È una paura che, alla fine, si scioglie. E forse è proprio questo il senso della Storia: anche i bambini hanno bisogno di imparare ad avere paura, sapendo però che qualcuno li proteggerà. Come il padre difende il proprio figlio, così il racconto insegna che il coraggio nasce anche dalla fiducia in chi ci vuole bene.
Per questo La Testo da Mort continua ancora oggi a coinvolgere grandi e piccoli. Fa paura, ma lascia serenità. E, proprio per questo, resta impressa nella memoria.
Con il contributo di:

Partner e ruoli
Comune di Dronero – patrocinio e supporto istituzionale;
Comune di Celle di Macra – patrocinio e ospitalità;
Consorzio Turistico Valle Maira – supporto territoriale;
Coumboscuro Centre Prouvençal – connessione culturale;
Terres Monviso – rete culturale;
Unitre Alba – sede di incontro e pubblico;
CIFRA danzateatro – dialogo artistico;
Fondazione Nuto Revelli – riferimento culturale e archivistici;
Filieradarte – supporto artistico

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