Gli alberi genealogici

L’Associazione Borgata Ghio ringrazia il Comune di Dronero per il supporto nelle ricerche.
In particolare si ringrazia la signora Vanda Giacosa per lo scrupoloso impegno nella reperimento dei documenti storici relativi alle famiglie della Borgata Ghio.

Cliccando sull’immagine di ciascun albero si apre un link in un’altra pagina, dove l’albero si può visualizzare meglio, e in alcuni casi vi sono ulteriori link con informazioni su alcuni componenti dell’albero.

Se hai qualche informazione che ti farebbe piacere aggiungere agli alberi genealogici, contattaci!

Custàn

Chiapello Costanzo fu, negli anni ’60, il muratore ufficiale della borgata Ghio. Non solo ma fu nominato Cantoniere della strada, dopo la costruzione della stessa, sempre… Read More Custàn

Achei de Iòt

Una famiglia numerosa, quella di Rovera Maria e Rovera Giuseppe. 13 figli, di cui 7 figli maschi che suonavano tutti la fisarmonica a bottoni.… Read More Achei de Iòt

Achei de Nìso

Questo stranòm è successivo al tempo in cui la famiglia Chiapello viveva stabilmente a Ghio.Indica infatti la cittadina Nizza Monferrato in cui la famiglia… Read More Achei de Nìso

Achei de Roccio

Un aneddoto tramandato di padre in figlio spiega l’origine dello stranom e ci informa sulla testardaggine di questa famiglia.Si raccontava che un antenato, cercando… Read More Achei de Roccio

Toni Tàn

Furono tra gli ultimi abitanti di Ghio. Donna di carattere e al contempo di modi antichi fu Rovera Margherita , detta Tìn de Giàn,… Read More Toni Tàn

[…] “i vecchi lasciano il posto agli adulti che pian piano diventano anziani; i bambini crescono, si fanno uomini, e a loro volta danno vita a nuovi germogli. In questo alternarsi di persone prende corpo il fluire perpetuo delle stagioni, dove si incontrano visi nuovi, ma con evidenti tratti di chi se n’è già andato: lo stesso naso o gli stessi occhi, una risata particolare. Sono dettagli che ricordano chi è stato prima
C. Signorini, Calchere: Le stagioni della vita. Armonia e natura nelle Dolomiti. Ed. del Baldo, 2010

Declinare la propria identità significa dare il proprio nome e cognome.
Nell’enunciarlo ci si presenta anche socialmente, geograficamente, culturalmente e, in genere, con un’adesione etnica e religiosa.
[…] In tal modo […]è sottinteso che […]si situerà l’altro nel tempo, nello spazio e nella storia. Da dove vieni? Chi sono i tuoi genitori? […]
Il proprio cognome, il patronimico, indica il rapporto con gli antenati. E’ un cognome che si trasmette, dunque non si sceglie, si può scegliere solo il nome.
[…] sollecitati, i ricordi tornano
Bruscamente, interi pezzi di memoria risorgono, semplicemente perchè si sono dischiuse delle zone di memorizzazione si può cominciare a fare libere associazioni e le persone iniziano a ricordare cose estremamente importanti, che esse sapevano senza sapere di saperle
“.

Anne Ancelin Schutzenbergen, La Sindrome degli antenati, DR editore, 2014


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