La Testa da mort

Testimone: Anna Rovera nata a Dronero il 27/02/1909, morta a Bra nel maggio del 2002
Intervistatrice: Elena Rovera
Luogo e data della registrazione: Bra, 20 marzo 1996

Un papà e una mamma avevano tre figli, eh, sono andati a fare la polenta las­sù , ansì Chiòt, perché facevano il fieno e là avevano una grangia che si potevano riparare quando pioveva e han fatto la polenta e poi han mangiato e son venuti a, casa, son venuti a casa, han preso la brunsa e la padella l’han dimenticata, han dimenticato la padella. Ohi, il giorno doro la mamma ha detto ai figli: “Ma sapete che abbiamo dimenticata lassù la padella, e adesso bisogna andarla a prendere; vai tu?” ha detto al primo. “Ah, no, mamma, io non vado.” “Allora vai tu?” al secondo. “No, io non ci vado”. E il più piccolo ha detto :”Mamma, ci vado io.” “Ma vuoi an­dare tu , sei capace?” “Sì, sì, son capace.” “Ebbene , fai solo attenzione che non incontri delle serpi, passa sempre per la strada, non attraversare i prati.” ha detto :” No, no.”

E quello si incammina, va fino lassù ‘ns’i Chiòt, entra in quella grangia, ah, c’era la Testa da mort che leccava la padella. Loro avevano fatto il burro, così, e quella leccava la padella. Oh, il piccolo è stato lì, e quella Testa da mort à dit: “Te vuoi la padella, eh?” Ha detto “Sì, mia mamma ha detto di venire a prenderla.” “Ebbene, prendila, io te la do, ma guai che me desélles, desèlleme nen, per­ché se me desélles, io vengo poi a prenderti.” Lui ha detto: “No”, ha preso la padel­la , è venuto giù, ma la mamma allora ha capito che c’era stato qualcosa e dice:
“Là cos’hai incontrato?” “Ho incontrato niente.” “Allora sembra che non sei”, ha detto niente, ma sai com’è, quando uno non è proprio tranquillo, uno dice niente, ma la mamma invece continuava sempre a dire:” Ma dillo, c’è qualcuno che ti ha detto qualcosa? eh, devi dircelo!” Allora il ragazzo ha detto: “Ma io non so se devo dirlo.” “Ma giacché!” ha detto. “Ebbene io sono andato là , c’era la Testa da mort che leccava nella padella.” “E che cosa ti ha fatto?” “Non mi ha fatto niente, ma mi ha detto guai che la desélavo, se la desélavo, e veniva poi a prendermi se la desélavo. Io ha detto di no, ma adesso te li ho detto,” “Ah – sua mamma ha detto- sta tranquillo.” E il bambino ha detto :”Adesso io non sto più tranquillo, perché la Testa da mort ha detto che mi veniva a prendere.” Ha detto: “Oh, si, avvisiamo il papà e allora l’ha detto anche al papà. E il papà ha detto: “Ma tu vuoi tenerti sempre quel, ma sta tranquillo, vieni a dormire con noi, ti mettiamo a dormire in mezzo a noi due, s’ha da venire a prenderti…” Il bambino ha. detto: “Sì; ma voi, voialtri dormite e se non sentite?” “Diamine, se non sentiamo, chiama”, gli han dato una, noi diciamo, una lèina, è quella cosa che si fa un buco, dice: “Se casomai non sentiamo , eh, ci pungi con questo. E sta tranquillo” Il bambino andava a dormire con i suoi.
Mentre una sera , una sera se sente dì:” Vau, vau , siu giò isì al Bièn”, Bièn  era già lì sotto, tu non sai dov’è. E allora il bambino ha cominciato a sentire, perché ha detto che si sentiva la voce di quello che ha parlato. ” Vau, vau , sìu giò isì al Bièn ” E allora il bambino cominciava a dire : “Pare e mare, l’è lì! Pare e mare, l’è lì!” e quello ” Vau, vau , sìu giò isì ai Chiutèt” e il bambino : ” Pare e mare, l’è lì! “

” Vau, vau , sìu giò isì al Biàl”, a la font del Biàl, era dalla fontana del Biàl. Oh, il bambino si disperava: “Pare e mare,” e l’altro continuava: ” Vau, vau , sìu giò isì al Baciàs”, sai, il Baciàs. E il bambino si disperava, ha cominciato a pungere, gli dispiaceva pungere suo papà, ha cominciato a pungere :”Pare e mare, l’è lì!”, e loro dormivano ancora. Al ora: ” Vau, vau, sìu giò isì [ndr audio non comprensibile] ah, non sai è in metà della borgata. Il bambino allora li pungeva proprio:
“Pare e mare, l’è lì! ” E suo papà si è svegliato : “Beh, tu continua a dire ‘Papà, e mamma lè lì’ , lascialo venire.” Allora l’altro: ” Vau, vau , sìu giò isì al fund d’la s-ciàlo” (me mi sembra che era la tua scala lì, la tua scala dove sali andare a starci.) E il bam­bino: “Pare e mare, l’è lì!”, e l’altro: ” Vau, vau , sìu giò isì denàns de l’ùiss”. E suo papà era sceso, si era portato l’àppio, l’àppio, dice : “Deve passare!”, e il bambi­no: “Pare e mare, l’è lì !”. ” Vau, vau , sìu giò isì che deschiàvu.” Allora quello ha aperto la porta, ma come ha aperto la porta, suo papà con l’àppio gli ha dato su quei la testa, l’ha schiappata. Eh, quella era la Testa da mort , ma suo papà gli ha dà con l’appià, ne ha fatto due pezzi. Ah, ha detto: “Hai visto – al bambino- hai visto? Tu volevi tenerti quello lì, quel fastidio lì? Adesso la Testa da mort non c’è più, io l’ho uccisa e poi l’ho ancora tutta tagliata , eh, l’ho sotterrata, sotterrata la Testa da mort, puoi andare a Chiòt, dove vuoi, ma non c’è più, hai visto?”

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