Una volta c’era un uomo che aveva tre figlie e era sempre malato.
Nel suo podere andava sempre a passeggiare.
Una mattina ha visto un serpente.
Il serpente gli ha detto: “Se mi date in sposa una delle vostre figlie, io vi faccio guarire”.
Quel papà ha detto: “Certo che te la do in sposa, basta che ti prendano. A quale chiedo?
“Chiedi alla prima”.
Il papà è andato a casa ha chiesto alla prima.
Le ha detto: “Vorrei dirti una cosa, ma se non sei contenta devi dirmelo.”
“Ah, no papà, mi dispiace, per me puoi morire, ma io un serpente non lo sposo.”
La mattina dopo è andato a passeggio e il serpente gli ha chiesto: “E allora le avete chiesto?”
“Eh, sì, sì, le ho chiesto, ma non vuole sposarti”.
“E beh, proviamo con la seconda”.
Il papà la mattina aspettava che la figlia gli portasse il caffè.
“Che cosa c’è papà?”
“E devo dirti una cosa, ma non so se sei contenta”.
“Ditemi, ditemi pure”
“Sono andato a passeggio nella peschiera e ho incontrato un serpente. Mi ha detto che se tu lo sposi, lui mi guarisce.”
“Ah no, no, papà: mi dispiace se non guarisci, ma io un serpente non lo sposo”.
La mattina dopo è andato a passeggio e il serpente gli ha chiesto: “E allora le avete chiesto?”
“Eh, sì, sì, le ho chiesto, ma non vuole sposarti”.
“E beh, proviamo con la terza”.
La terza era ancora giovane.
Il papà la mattina aspettava che la figlia gli portasse il caffè.
“Che cosa c’è papà?”
“E devo dirti una cosa, ma non so se sei contenta”.
“Ditemi, ditemi pure”
“Sono andato a passeggio nella peschiera e ho incontrato un serpente. Mi ha detto che se tu lo sposi, lui mi guarisce”
E lei ha detto: “Va bene, papà, io lo sposo.”
La mattina dopo l’uomo ha detto al serpente: “Ho chiesto alla terza. Ha detto che ti sposa”.
“Basta solo che mi guarisce”.
Ha detto: “Io vi guarisco”.
Allora suo padre era contento.
Poi viene il tempo che hanno fissato il giorno delle nozze.
Questo serpente era lu fi’ dal Re, il figlio del Re, che qualcuno lo aveva maledetto, era una maledizione da fare cinque anni, stare cinque anni con questa persona.
Allora, il giorno di nozze era contento e arriva là dalla sua sposa.
Dice: “Devo dirti una cosa. Adesso io sono un serpente a causa di una maledizione. Ma sono già alla fine dei primi cinque anni. Adesso di giorno sono ancora serpente, ma la notte sono già uomo. Se sto cinque anni con una persona che mi vuole bene per quello che sono, io ritorno ad essere un principe”. “Ma tu desselemen nen, non tradirmi. Tu non dire a nessuno, quello che ti ho detto.”
Non tradirmi.
E la ragazza: “No, no”.
Hanno fatto le nozze e lei era contenta. Il serpente era achì da pe’ (lì vicino). E lei gli dava un po’ da mangiare. E lui subito mangiava.
Intanto sua sorella le diceva: “Tu sei stata solo capace di sposare un serpente! “
Lei, ha sentirsi dire così, in un momento, si è lasciata scappare: “Io non ho sposato un serpente, io ho sposato il figlio del re!”
Così l’ha di nuovo tradito.
Allora, il serpente, la sera, quando avrebbe già potuto ritornare uomo: “Te l’avevo detto. Adesso tu che cosa fai con me? La notte ero già un uomo, ma adesso devo tornare a stare cinque anni sempre serpente, giorno e notte.”
Lei ha detto: “Oh, non importa, non fa niente. Perché io mi aggiusto.”
Però, lui aveva un anello. “Io ho questo anello e te lo do. Quando lo comandi, quello che chiedi ti viene dato, quello che vuoi capiterà”.
“Tu stai tranquillo, io vado a fare la serventa. Io vado a fare la serventa là in Inghilterra dove c’è lou Re, là a Londra, vado a fare la serventa. Un posto o un altro, io sto sempre là”.
Lui ha detto: “Quando ne hai bisogno, hai solo da comandare”
La ragazza è andata là a Londra, da un panettiere che cercava una serventa.
E il panettiere: “Prendiamo la serventa, è una bella ragazza”.
Passato un po’ di tempo, la ragazza gli ha detto: “Ma siamo sempre senza pane. La gente viene a cercare del pane e non ce n’è più. E fatene di più di pane!”.
E il panettiere dice: “Ma abbiamo due garzoni”.
“E se avete due garzoni prendetene quattro!” Allora hanno raddoppiato i garzoni.
E rimanevano sempre lo stesso senza pane.
Perché l’anello comandava e la gente andava tutta a comperare là.
Allora la ragazza si era fatta un nome e le persone dicevano che andavano a comperare il pane dalla Belo Panatero.
Le voci passano da uno all’altro.
Un giorno è passata una truppa di soldati e sono andati là, sono andati a comperare.
E lei sapeva parlare, tutto bene e aveva il suo anello lì.
I soldati sono andati a comperare una volta o due e poi le hanno chiesto: “Ma sarà possibile passare due ore insieme a lei?”.
“Oh – lei ha detto – io non posso decidere, non sono mica padrona”.
“E beh, al padrone chiediamo”.
“Se volete chiedere al padrone, chiedete al padrone.”
E loro hanno chiesto.
Il padrone non ha neppure osato dire di no, perché da quando c’era la Belo Panatero aveva guadagnato tanto.
Così le ha detto: “Quando è finito il tuo turno, verso le undici, puoi andare”.
“E beh, questa sera alle undici, il padrone mi ha detto che mi lascia”.
“Va bene”.
Ma lei ha detto al garzone: “Ma, c’è uno che mi rompe le scatole”.
E lui: “Che cosa devo fare? Io ho le mie faccende, devo fare il mio lavoro”
La ragazza: “Il padrone crede di farmi piacere, ma io…Ma siete quattro garzoni, non siete capaci di prenderlo a schiaffi? Ma dargliene tante… “
Eh, i garzoni li hanno aspettati e gliene hanno date tante.
Sempre di questi della truppa, prima c’è andato un tenente, poi ne sono andati altri, finché è andato un generale.
Quelli che andavano là, per stare un po’ con lei, a passare un po’ di ore, lei li faceva picchiare dai garzoni.
Lei toccava l’anello e l’anello diceva: “Comanda!”
Lei diceva: “Comando che i garzoni li prendano a pugni e a calci”.
E loro gliene hanno date tante!
Il tempo passava e questi fatti sono arrivati alle orecchie del Re.
“Ma com’è questa cosa? Tutti i miei uomini forti…dicono che vanno a comperare il pane là dalla Belo Panatero e sono tutti malati”.
Allora lou Re dice: “La mando a prendere dei carabinieri e lei viene qua”.
Allora i due carabinieri si presentati là.
E lei gli ha detto: “Buongiorno, sbirri”.
Sono stati un po’ sorpresi e le hanno detto: “Oh, adesso non fate tanto la prepotente. Adesso venite con noialtri”.
“Dove mi portate?”
“In caserma, perché… “
“Basta che il padrone mi lasci andare. Se il padrone mi lascia, io vado, non fa niente”.
I carabinieri chiedono al padrone.
E il padrone: “Sì, sì”.
Allora, lei: “Un momento, devo cambiarmi, perché non oso mica presentarmi…, sono vestita da panatera!”.
Lei è andata subito a cambiarsi e chiede: “Anello!”
L’anello ha detto: “Comanda!”.
“Comando che quei due sbirri laggiù, si sfoderino le sciabole e se ne diano l’uno all’altro, finché se ne vadano indietro.”
I due carabinieri hanno cominciato e se le davano l’uno all’altro finchè sono arrivati davanti al Re.
E lou Re: “E’ questo il lavoro che vi ho mandati a fare?”
“Ma” – loro dicono – noi abbiamo sempre fatto così”.
Lou Re dice: “Ma… non sarà amica degli uomini…perché la truppa me li ha fatti venir tutti malati. Adesso questi qui guarda che lavoro fanno!
Bisognerà che le mandi delle ragazze, che la invitino ad andare un po’ spasso con loro”.
Allora sono andate quattro ragazze, belle, tutte a posto: “Buon giorno Belo Panatero, vorreste venire un po’ spasso con noi altre?”.
“Ah – lei ha detto – ma io sono la serva. Non posso andare a spasso. È il padrone che comanda”.
“Ma noi chiediamo al padrone. Voi dovete solo venire…”
Lei ha detto: “Se chiedete al padrone…”
E loro hanno chiesto al padrone e il padrone la lasciava, perché la Belo Panatero gli aveva portato il negozio a essere importante.
“Allora io vado a cambiarmi, non vengo con voi vestita così…”.
È andata di sopra e invece di cambiarsi, si mette l’anello e l’anello: “Comanda!”
“Comando che le quattro ragazze si alzino la gonna e che si prendano a schiaffi sulla faccia, sul sedere, che si picchino fin davanti al Re”.
E le ragazze si sono messe una addosso all’altra, erano tutte spettinate.
Lou Re era già preoccupato. “Questa cosa non va bene. Io sono lou Re e non vado, perché se mi fanno qualcosa… ma che cos’ha quella ragazza?”.
E così sono passati cinque anni. Sono passati cinque anni e il serpente è diventato un uomo.
A casa del Re aspettavano già il figlio che arrivava.
Allora il figlio è andato a casa.
Ha chiesto: “Come va, papà, è tanto che manco… dieci anni che manco”.
“Oh – suo padre da detto- qui è capitato che abbiamo una Belo Panatero e tutti vanno a comprare il pane da quella panettiera e mi ha già rovinato tutti gli uomini della truppa.
Ho provato a mandare i carabinieri, si sono dati delle sciabolate.
E ho mandato delle ragazze, belle ragazze, giovani: sono tornate tutte spettinate”.
Ah, il figlio si è messo a ridere. Ha detto: “Papà, se volete, vado io”.
“No, per carità. Non andare tu, perché io non so che cosa fa quella ragazza”.
E ha detto: “No, io vado”.
Allora è andato: era la sua sposa. Oh! Lui sapeva dov’era ed è andato lì. La Belo Panatero, si sono abbracciati, tutto a posto perché era tornato il figlio del Re.
Così la ragazza ha salutato al panettiere e gli ha detto: “Adesso non vengo più, lascio il posto a un’altra serventa”.
E il figlio del Re gli ha chiesto: “Siete stato contento?”
Oh, l’altro dice: “Altro che contento! Come questa qui non ne troviamo mai più nessuna!”.
E si sono incamminati verso la casa di suo padre.
“Ecco papà! Ecco, la Belo Panatero. Questa è la mia sposa! Sì, padre” e poi gli ha contato la storia a suo padre.
“Mi ha sposato che ero maledetto!”
Han fa de nosse grande e grosse. Timballo, timballo, violin, clarinette, l’arost sus la taoulo, chi voulio mingiar mingiavo, chi voulio chantar chantavo, chi voulio balar balavo, i an fa tante feste e spatous. E mi, ch’i iero dererire de l’uis, i m’man dounà in caous an tel cul, ch’ai ancà eiro lou pertouss!

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