Quello che menava a sperdere i fiet

Testimone: Anna Rovera nata a Dronero il 27/02/1909, morta a Bra nel maggio del 2002
Intervistatrice: Elena Rovera
Luogo e data della registrazione: Bra, 29 febbraio 1996

E gli ha detto : “E ben, va, il papà proprio non c’è più”; eh , ma noi andiamo a casa”, e si sono incamminati. E quel piccolo non avrebbe saputo, ma il grande guardava dove aveva messo i brèn. E son arrivati a casa , ma si sono nascosti, avevano paura che veniva matrigna, e si sono messi dietro la porta e poi quando è stato notte, e la matrigna aveva fatto le tagliatelle a cena, e si son messi a mangiare, ma suo papà, come si son messi a tavola ha detto:” Oh, si avìsse ancà i mie fièt, mi dunarìu an pàu da mingìar”, e quasi che si è messo a pian­gere.

Quel grande ha detto: “Papà , sono qua” suo papà è stato contento perché, e l’altro ha detto: “Io sono anche”. “Oh, i me fièt, i me fièt, venè mac che ve dàu da mingiar.” E la matrigna subito non ha detto niente, e allora i fièt sun venì, han mingià assieme a loro.

E va che è passato di nuovo il tempo, ma la matrigna: ” Ma dove li hai portati?

Hai detto che li hai portati a sperdere. Mi sono ingannata, non li hai portati a sperdere, hai visto? Sono di nuovo qua.” E suo padre ha detto: “Ma io me li ero portati là nel bosco, poi hai visto, no, ero venuto a casa e non li avevo chiamati, ma loro.” “Porta di nuovo a sperdere e portali in un posto lontano, che non sappia­no più venire a casa, io non li voglio vedere”.

La sorellina non diceva niente per­ché. E allora un’altra volta suo papà ha detto: “Venite, andiamo a fare la legna”, e quel grande ha detto; “Vado di nuovo da madrina.”
E’ andato di nuovo da sua madri­na , ah, sua madrina dice che era lì che metteva a cuocere le castagne, la castagne cotte e allora la madrina dice che ha detto: “Te , ogni tanto lascia poi cadere una castagna e trovi poi di nuovo la strada.”

E quello grande si è messo le casta­gne in tasca, ma, sì che ci ha pensato, ma loro andavano e lui lasciava cadere una castagna e il piccolino, sai, una volta noi le castagne non erano come adesso, non dar­gliele, erano il più bel pasticcino e il più piccolino le mangiava. E sono an­dati là, suo papà è andato a fare il bosco e loro li ha lasciati, à dì: “Voialtri state lì, io vado a fare il bosco là, poi vi chiamo, poi andiamo poi a casa”.

E ma si faceva notte, il piccolino: “Andiamo a casa, perché il papà non ci chia­ma, non ci avrà chiamati, e io voglio andare a casa ”
E quell’altro, il grande, ha detto: “Vieni, io ogni tanto lasciavo cadere una castagna.” Allora ha detto : “Ma tu, eri tu che lasciavi cadere le castagne?” Chiel à dì : “Eh, già.”
“Oh, io se le trovavo le mangiavo.”
Oh, non trovavano più la strada.
Così si è fatto notte e loro non trovavano più la strada e non sapevano, non sapevano più.
Allora han visto un chiaro là, han detto: “E ben là sarà la nostra casa, guarda qui che prendiamo quella mira e andiamo sempre a quella mira lì.”
E allora sono andati, andavano alla mira di quel chiaro, solo che là c’era la casa del drài, e c’era il drài e la draiessa che facevano il pane, e il piccolo non era tanto, ma il grande aveva paura sai.

“Oh – il drai l’à dì – guarda che c’è due ragazzi qua, che son venuti da noi.” e loro han detto: “E ma perché noi ci siamo sperduti, la strada”. E il piccolo cominciava a dire: “Beh, ho fame.”
Il piccolo pensava ancora sempre a mangiare, ma il grande aveva paura.
E allora il drai e la draiessa hanno detto.
“E noi siamo mentre che facciamo il pane, ma guarda questi ragazzi hanno farne.” Il drai ha detto a Marianìn: “E dagli da mangiare, e poi li mettiamo poi a dormire.” E quello alto aveva paura. E loro han mangiato, e poi sono andati anche a vedere a fare il pane, e là c’era il forno che bruciava e dice che erano lu drai e la draiessa, ma quello grande ha detto: “Ci provo”, ha detto, si è messo a scopare, poi era caldo il forno e ha detto; “E adesso scopo via la bragia”, e dice che ha tirate in sa la bragia quello lì, e poi e quello grande che ci ha detto, ha guardato che il c’era della legna, dice: “Se ci sta, se lo imbroglio”, e ha detto: “Oh, come fa a fare: a tirare, ma bisogna fare ben pulito il forno per fare il pane”, e ha detto:” Oh, per far pulito – ha detto- ma noi non facciamo mica così.” ” E come fate?” , e à dì : “Ma si mettiamo un gramulino, poi si prendiamo un ramazzino e andiamo dentro.” Quell’altro à dì che “Se faccio”, ha fatto così, ha preso una ramazzetta, guarda se quello, , ma, come è entrato nel forno la scopa ha preso fuoco, oh, ha subito preso fuoco, allora dice che il ragazzino gli ha gettato ancora una, un po’ di bosso dietro, e che lui in un mo­mento è stato bruciato, e il drago è stato bruciato, o drai.

E la draiessa dice che ha aspettato un po’, faceva il pane, poi lo ha portato, poi è venuta lì, e ha detto: “Ma e il drai dov’è andato? Gli ho detto di fare, sco­pare il forno, io ho la pasta tutta pronta”. E ha detto : “Oh- ha detto- sarà andato a fare la pipì, si è assentato un momento.” “Ma, santa pace, io ho il pane tutto pronto e il forno da preparare: e si è provata di nuovo a prendere lo riabi. noi disim lo riabi, a tirare la cosa che tiravamo, sai, la brase disimi lo riabi , ha preso di nuovo lo riabi, e lei ha detto di nuovo la stessa cosa, il ragazzo gli ha detto: “Oh, ma come fa a farlo, a pulire il forno con quello 1ì, e l’altro an­che ha detto quello: “Perché voialtri come fate9” “Oh, ma noi ci prendiamo un grembiulino, e poi con il ramazzino, sai il ramazzino piccolo andiamo dentro e poi facciamo del pane bianco come la migola”,la migola era lo pan bianc, la migola, ” de pan bianco come la migola.” E l’altro dice che che è stato anche una tartufa ha fatto anche così, si è legata un grembiulino, si è presa un ramazzino, è andato, ma come ha provato a entrare nel forno, ohi, ha subito preso fuoco, i capelli, e ha detto che ha di nuovo messo un po’ di bosco dietro, “Ma – dice- forse l’abbiamo aggiustata.”

E allora loro non c’erano più, il drai e la draiessa. Allora gli ha prese lu riabì e ha fatto ben pulito il forno, tutto a poste, pulito il forno, hanno messo il pane dentro, si han fatto dal pane bianco come la migola perché 1’altro l’aveva preparato, ha messo il pane dentro; ha detto: “Adesso per un po’, per un po’ noi abbiamo del pane da mangiare – gli ha detto a suo fratello adesso che è cotto.”

Non era ancora tanto tranquillo, perché il grande aveva paura e à dì : “Ma in quel­la casa c’era nessuna persona, c’erano solo il drai e la draiessa e loro avevano il pane.” E si son messi a letto, non so se il grande è stato più alzato, quello, e il piccolino dormiva, si son riposati. Al mattino era chiaro, han guardato dapper­tutto, niente, c’era solo la casa del drai.
Han guardato dentro, lì c’era della pa­sta, del riso come facciamo noi.

“Ah, ben , adesso non sappiamo più andare a nostra casa, stiamo qui,” gli ha detto a suo fratello; “Perché tanto là , vedi, la nostra ma­trigna. non ci vuole.”
E suo papà la sera ha ancora aspettato i suoi bambini, ma, e diceva: “Oh, mi avesse ancà i mìe fièt”, ma non c’erano più, aveva solo più la bam­bina.

E quei due fièt si sono alzati, è passato del tempo, e loro stavano là, e lì la matrigna con la ragazza , tanto quanto, la mandava sempre a prendere l’acqua alla fontana; erano a Codighiù. E quella ragazza una volta è andata a prendere l’acqua, e è passato un graiàs, andava a prendere l’acqua, sai, la portavano sulla testa, i avin in paiasonèt , le sai com’è, e col secchiello sul­la testa è andata a mettersi quello lì, lu paiasunèt, passa quell’uccello e gli porta via l’paiasunèt. Eh, questa si è messa a corrergli dietro: “Oh, graiàs, graiasèt dame ‘l me paiasunèt, seno la maire mirastro me masso”. E el graiàs ai disìe: “Denè en sarèt te menu a vèire i tìe frairèt.” E intanto lu graias andava, andava un po’ lontano , poi sembrava che si riposava, metteva lu paiasunèt lì e la ragazza gli andava dietro: “Oh, graiàs, graiasèt, dame lu mio paiasonèt seno la mio maire mirastro me masso.”
E quel disio: “Den saret, en saret, te menu veire i tie frairèt.”
E’ andato fin che l’ha portata là dove c’erano i suoi fra­telli.
Allora i suoi fratelli l’han vista arrivare là.
“Oh, per carità, e come hai fatto a trovarci noi? Papà ti ha anche portata a sperdere?”.
Ha detto: “No, non è papà che mi ha portato a sperdere, ma io sono andata a prendere l’acqua alla fontana, sapete là la fontana, e ho messo il paiasunet lì, mentre che il secchiello si empiva, è passato un graiàs e me l’ha portato via. Ogni tanto si riposava e io gli dicevo: “Oh, graiàs, graiasunèt, dame lu miu paiasunet, senò la mio mare mirasta me masso” e lui diceva “ Den sarèt, an sarèt, te menu veire i tìe frairèt”, ecco mi ha portato qui.” Oh, loro sono stati contenti, i due ragazzi, si sono abbracciati, ha detto : “Sta solo qui con noi “, E poi il grande gli ha spiegato la faccenda, ha detto: “Siamo solo noialtri, el drài e la draiessa li abbiamo bruciati.” E allora ha detto: “Noi andiamo a lavorare – c’era della campagna, della terra- devi sempre stare a casa, ti, una ragazza, ci accudisci, ci guardi la casa.” E  avevano un gatto, avevano un gatto, e in quella casa non avevano dei fiammiferi, dovevano fare attenzione di non lasciarlo spegnere il fuoco perchè non avevano, oh, ben loro l’hanno detto a sua sorella: “Bisogna fare attenzione, devi tenere sempre il fuoco, che, ci fosse perché non abbiamo niente di fiammiferi”.
E dice: “Nelle altre case qui intor­no ce n’era una un po’ lontano, ma, i vicini sono là”.
E basta là: quella ragazza faceva sempre attenzione, però una volta, il gatto, no, a quel gatto gli davano sempre da mangiare prima, ià dì: ” Dobbiamo sempre da mangiare al gatto prima di mangiare noi, e così il gatto sta bravo.”

E una volta si è dimenticata di dare da mangiare prima al gatto, e quello era già pas­sato un po’ di tempo e la ragazza aveva già preparato , e adesso come ha fatto?

“I miei fratelli mi hanno avvisata, ma, vado a vedere in quella casa là, se anche loro non hanno dei fiammiferi, io.”
E allora è andata, è andata in quella casa là. E in quella casa là c’era, noi dicevamo, un mago e quel mago gli ha detto: “Io ti do dei fiammiferi, ma tu mi devi anche fare un piacere.”
La ragazza ha detto: “Se posso”. “Oh, i tuoi fratelli – ha detto- no, io, mi devi lasciar succhiare sem­pre il dito piccolo, io vado a tua casa, mi devi lasciar succhiare sempre il dito piccolo” ha detto.
“Beh, sì, sì”, la ragazza non glielo ha detto ai suoi fratelli, perché il fuoco si era acceso, perché gli aveva dato i fiammiferi e quello là dice: “Eh, ma io voglio andare quando non ci sono i tuoi fratelli.”
Ha detto “No, io non gli dico niente.”
E arrivava e gli succhiava sempre il dito: solo che la ragazza prima era una bella ragazza, sana, tutto a posto, ha incominciato a impal­lidire, allora i suoi fratelli han detto: “Ma non stai bene?” -han detto – ma e ti vediamo pallida, così, non sai, mangia qualcosa di differente”, e i suoi fratelli: “Non c’è mica niente nessuno non ti ha fatto niente?” “Se c’è qualcosa dillo a noi, perché noi.”
E ha detto, ha detto: “Perché io avevo dimenticato il gatto di dargli da mangiare, quello ha spento il fuoco, io sono andata a chiedere aiuto a quella casa là, e là c’era anche un mago e quello mi ha detto, mi dato i fiammiferi e mi ha detto che gli dovevo sempre lasciare suc­chiare un pochetto il dito.”
“Ah – i suoi fratelli han detto- ho capito adesso – ha detto- ma sai quello ti fa morire, sai, ti vedo tutta pallida così- ha detto- tu, ci pensiamo noi.”
E dice che il primo era coraggioso, ha detto: “Tu sta’ tranquilla , quando viene”
A dì: “Ma lui viene nelle nove, così, quando voialtri non siete, che siete a lavorare, veniva sempre.”
E allora suo fratello ha detto: “Ma, voglio vedere – ha detto- tu stai a letto, quando arriva , chiama, lasci la porta aperta e gli dici ‘Venga pure dentro, stamattina non sto bene”.

Allora lui ha fatto così, è stata lì e quell’altro si è preso un’accetta, ma un’accetta proprio di quelle che, ha detto: “Se, deve entrare e uscire, se entra non esce più.”

Allora l’ha chiamata: “Ginotta”. Ha detto: “Oh, stamattina le dispiace venire che io non mi sento bene, sono a letto.” “Ah, ben , sì, si.” Allora lui è andato, ma, come è entrate, aveva la schiena girata, il fratello gli ha dato con l’accetta sul si dietro, lui è caduto, allora l’ha ucciso. Ha detto: “Vedi se non ci dici niente”.
E quella non era ammalata proprie da stare a letto, ma loro avevano ancora ucciso e quell’altro , quello lì doveva essere il fratello di quest’altro, visto, per quello che c’erano solo quelle due case là.
Ma poi loro sono andati là, han detto: “ Adesso possiamo andare a vedere in quella casa, com’è, cosa c’è.” Allora sono andati in quella casa, chiama, fa, niente, c’era solo quel drago, che loro l’han mazzato e “Adesso stiamo benissimo, siamo solo più noialtri.”

Però quel grande era furbo e stava sempre attento e ha dit: “Eh, beh, se c’è qualcosa che viene, qualcosa a chiamare che ti dice qualcosa, ce lo devi dire subito.”

E poi dice che loro stavano bene, dice che pensavano: a suo papà, ogni tanto dicevano: “Chissà papà, poverino, adesso noi non siamo più.”
Eh, dice han pensato: “Dì, andiamo a prenderselo.”
Allora seno andati a trovarsi suo papà. Suo papà è stato contento, ha detto: “Ma, oh, i mie fièt, i mie fièt, ma e adesso mi hanno ancora perso Ginota.
Suo papà ha dì: “Io son solo no”, e allora ha detto : “Guarda, papà , vieni con noi, non fa niente che tu ci hai portati a sperdere, ma è stato il destino che ha voluto così, noi stiamo proprio bene, vieni solo con noi.”

E suo papà è andato con loro, e la matrigna è stata sola, quella che è tanto cattiva che si vuoi solo vedere lei, è meglio che stia da lei sola, vedi “I fiet sperdù”.

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