Il ballo

INTERVISTA

Testimone: Anna Rovera, classe 1909
intervistatrice: Elena Rovera
Bra,

Testimone. A Codighiu c’era sempre di quei che suonava. Io mi ricordo della nostra fami­glia, la famiglia di mio marito, erano sette ragazzi, tutti suonavano, tutti, han cominciato dal primo e suonavano tutti.

Intervistatrice. Suonavano tutti la fisarmonica?

Testimone: La fisarmonica. Loro l’avevano perché e gli altri giovani sapevano e venivano a ballare a Codighiu; venivano a ballare a Codighiu, si ballava davanti al Porti ecco, avevano solo quella.
Intervistatrice: Oh,Che cosa ballavate? Cosa ballavate?

Testimone: Oh, noi guardavamo a ballare gli altri ragazzi, le altre ragazze che erano più alte, sai.

Intervistatrice: E beh, ma che cosa ballavano?

Testimone: Oh, ballavano, più che ballavano come gli dicevano, ballavano la mazurka, e poi dicevano una cosa che dicevano il walzer, ma si faceva su un modo.

Intervistatrice: Come si faceva?

Testimone: Si facevano due passetti, due passetti, e noi eravamo piccoli, provavamo, provavamo anche noi a fare due passetti, e ballavano quei grandi
Intervistatrice: E le curente, le ballavano o no? le curente?

Testimone: Oh, poi ballavano la curente; prima di andar via ballavano sempre la curente.

Intervistatrice: Come si ballavano le curente?

Testimone: Oh, la curènta, si davamo le mani, si davamo tutte le mani.

Intervistatrice: Tutti insieme

Testimone: Tutti insieme e poi a un momento si sbarazzavano due, oh, nui disin, noialtri dicevamo ‘ i fije grande’ alle ragazze alte, noi eravamo piccole e i fije grande come ballavano ben e anche la mamma nostra : “Ma dove siete state?” “Eh, perché siamo state là al Porte, là a ballare”.
“E chi c’era che ballava?” “E là c’era i ragazzi, i ragazzi della Cùmba”
Oh, c’era un ragazzo, poverino quel ragazzo, era tanto allegro, era il cugino di mia mamma, il cugino della mamma, veniva, dalla Cùmba, oh, si chiamava Culinèt, Culinèt de Furciulìn.

Intervistatrice: De Furciulìn?

Testimone: Furciulìn, Furciulìn ‘d la Cùmbo, Furciulìn, e allora, era la domenica, ah, noi quando sentivamo suonare, poi la domenica ci davano anche un po’ di libertà, per­ché, ma eravamo solo a Codighìu, andavamo là, guardavamo gli altri a ballare.

Mentre io ho visto che faceva ballare Ninìn, Ninìn era la nostra vicina lì, era una bella ragazza Ninìn, Ninìn era tanto bella , e l’ha baciata, oh, io ero sta­ta , sai, non so come abbia fatto, e sono andata a casa e la mamma ha detto: “Ma dove sei stata fino adesso?” , perché noi andavamo da Parsé, sai, e ho detto: “No ballavano davanti al Pòrti, ballavano”, e la mamma dice: “Chi c’era che ballava?”

“E c’erano dei ragazzi ‘d la Cùmba i ragazzi ‘d la Cùmba: poi sai, mamma, quel ragazzo che tu dici che è il tuo cugino”, “Ah- mia mamma diceva-, ah, c’era anche Culinèt?” “Eh, e poi ha baciato Ninìn”. Mia mamma si è messa a ridere, oh, ma dice, dice, dice,    “Sì, sì, ha baciato Ninìn, ballava, ‘d la Cùmba, ma mi ricordo di quello, e poi, povero ragazzo, è andato a milita­re, è stato prigioniero, la guerra del ’15 è stato prigioniero nell’Austria, è morto di fame. Ma era un ragazzo vispo, eh, un ragazzo vispo, e anche furbo, guarda che poi da là non ci sarà tanti che son venuti, però lui è venuto in casa, da prigioniero, è venuto a morire lassù a la Cùmba; e io andavo a scuola a quel tempo, a quel tempo io andavo a scuola, e allora so che era di lunedì, di lunedì, magari la gente che sono arrivati da Dronero, han detto: “A Dronero c’era il figlio di Culìn” si chiamava Culìn, ma la mamma era suo zio, c’era il figlio di Culìn Furciulìn,” ma i suoi e la sua gente, lui magno Nino, e la no­stra gente, e lo dicevano a mamma, sai, a allora avevano già provato a mandar­gli anche della crusca, e quel ragazzo dice che lo facevano morire di fame, che noi mandassimo del pane, qualcosa, non gli davano, non glielo davano da mangiare, mangiavano loro, sai che quelli hanno perso la guerra per quello lì, eh, han perso la guerra per la fame, e l’Austria, e che avessero provato a mandargli di brèn e i suoi avevano provato a mandargli della crusca, basta quel ragazzo era arrivato, oh, per carità, mi ricordo delle cose, era arrivate quel ragazzo a casa, però l’avevano preso mentre scappava, l’ avevano picchiato, era, scappato, se non scappavi in campo di concentramento, l’avevano picchiato, e così, basta, poi è venuto ancora a sua casa, ma è morto. Io so che la nostra maestra, la mia maestra che faceva scuola, veniva sempre a fare le iniezioni lì alla Cùmba, a quel ragazzo, veniva a fare le iniezioni alla Cùmba, era arrivato quel ragazzo, la mamma è andata a vederlo, perché era suo cugino. Oh, poi quando gli han fatto il funerale, suo papà l’ha trovato a Dronero, dice che suo papà, quando ha vi sto quel ragazzo dice che quasi è svenuto, era irriconoscibile, eh, era morto di fame, l’han trovato lì a Dronero, suo papà non credeva mai più di trovare il figlio, e allora suo papà l’ha accompagnato, son andati in caserma lì a Dronero, c’erano gli Alpini, son andati in caserma a consegnarlo, perché ,e poi basta è venuto ancora.
Non so, un mese o due, è morto, ma prima di morire gli aveva detto a sua mamma, perché loro abitavano lì alla Cùmba, e avevano due finestre che guardavano la nostra strada che va a Codighìu, che gli ha detto a sua mamma: “Mamma, aprimi ancora una volta la finestra, voglio ancora vedere dove son passato tante volte”. E veniva sempre a Codighìu, veniva sempre a trovare quella ragazza. “Voglio ancora vedere una volta dove seno passato tante volte”, e poi era morto.
Allora era venuto su gli Alpini, era venuto su gli Alpini a fargli il funerale, il tenente.
E io non ero andata al funerale, io ero ancora piccola, ma avevano fatto il funerale e son venuti anche gli Alpini, e lì la gente piangeva tutti perché, la gente piangeva tutta e allora dicono, poi l’han portato gli Alpini sulle spalle, e anche sopra, la bara gli avevano messo la man tellina e il cappello da alpino, e il tenente ha fatto la, il discorso, oh, me lo diceva sua sorella dopo, diceva: “Tua mamma come piangeva”, e mia mamma era suo cugino, la sua sorella, sua sorella aveva due anni più di me, Linetta si chiamava , e mia mamma era sua cugina e oh.
Intervistatrice: E l’hanno seppellito alla Margherita? •

L’han seppellito alla Margherita.

Intervistatrice: E come, lui proprio nome e cognome, non ti ricordi come si chiamava bene
Testimone: Si chiamava Demaria, Demaria Giacomo, si chiamava Demaria.

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