Contesto e attività dell’Associazione

C’è un borgo semiabbandonato come tanti nelle montagne cuneesi, un borgo carico di storia e ridotto a gruppi di case in parte fatiscenti e in parte abitate nel fine settimana da figli delle ultime famiglie vissute in quel luogo. Si chiama borgata Ghio, in occitano, per gli abitanti, Codighiu. Ci vivevano 230 persone fino agli anni ‘30.

Da quando e perché stavano qui? 

Quali le loro occupazioni, quali i ruoli sociali all’interno del borgo e della comunità?

I furti di suppellettili e attrezzi, adibiti quasi a trofei in moderne ville cittadine, hanno pressoché cancellato secoli di significati. 

La struttura architettonica di Ghio (la più grande tra le borgate della Parrocchia di Santa Margherita) costruita intorno alla Cappella della Natività di Maria, si snodava in una sorta di mezza spirale con edifici allineati in due file lungo la mulattiera in pietra che attraversava l’abitato. Edifici possenti, di incredibile fattura architettonica, se rapportati ai mezzi dei secoli in cui furono costruiti, caratterizzati non solo da una straordinaria sapienza nell’utilizzo di ogni più angusto spazio, ma anche da un’armonia di forme la cui progettazione sembra incredibile attribuire a dei semplici montanari.  

Gli anni ‘50 hanno avviato il trionfo dello scempio per l’architettura rurale italiana: questo accomuna pianura, collina e montagna, Ghio ha resistito fino agli anni ‘70.

Anche se esiste almeno documentazione fotografica di quanto abbattuto in quanto ritenuto irrecuperabile o semplicemente fastidioso, nei fatti l’armonia, la logica architettonica, la sapienza costruttiva dei montanari dei secoli passati hanno pagato un conto amaro alla modernità cittadina, inconsapevole del valore di tanta complessità storica.

Per vivere in questa montagna aspra e matrigna, i montanari di Ghio e delle altre borgate della regione Moschierese si inventarono un secondo lavoro: gli uomini se ne andavano in pianura per 6-9 mesi l’anno a vendere pesce salato. 

Perchè pesce salato? Questo secondo lavoro è ad oggi ben documentato nel Museo degli Acciugai di Celle Macra e da pubblicazioni di indubbio valore. 

Notevoli furono anche le implicazioni sociali che quel lavoro stagionale ebbe all’interno delle vite familiari, delle donne, in particolare, e dei bambini. 

Di questo aspetto molto può ancora essere testimoniato e raccolto dalle ultime generazioni dei figli degli acciugai: anche queste sono ormai anziane o in età da pensione, perciò il tempo a disposizione è poco, poi della vita degli acciugai non ci saranno più testimoni diretti.

La gente di Codighiu, fino agli anni ‘60 praticava con raffinata abilità la consuetudine sociale, aggregante ed educativa al tempo stesso, della narrazione. Costume che gli acciugai emigranti stagionali portarono con sé come prezioso strumento facilitatore nelle relazioni che necessariamente dovevano tessere, per commerciare il proprio prodotto e per essere accolti nelle case che avrebbero spesso offerto un giaciglio o un po’ di cibo in cambio di acciughe e merluzzo. Se non fosse per la presenza intensa, segnante e pregnante nella memoria degli ultimi fruitori di tali narrazioni (i bambini degli allora anni ‘40 e ‘50), tutta questa tradizione orale sarebbe ormai perduta.

Nel costituire l’Associazione Culturale Borgata Ghio, avevamo dunque ben chiari alcuni presupposti/osservazioni oggettive:

– alla possenza del patrimonio architettonico di secoli, costruito certamente con mezzi più poveri di quelli odierni, ma non per questo meno efficienti, corrispondevano, nella borgata Ghio, la forza e la ricchezza variegata di un patrimonio di tradizione orale trasmesso di generazione in generazione. 

La similitudine tra il destino dei due patrimoni, architettonico e di immaginari trasmessi oralmente è purtroppo facile. Disavvezze a cercare le ragioni profonde delle cose, siano esse parole o pietre portanti, le ultime generazioni di Ghio hanno perso di vista la lezione ereditata dagli avi sull’armonia logica dei fabbricati e sul senso della cultura locale. Non ne hanno colto l’eredità.

L’associazione Culturale Borgata Ghio e i suoi obiettivi

Quale potevano essere gli Obiettivi della nascente Associazione culturale Borgata Ghio, nel contesto contemporaneo e alla luce di quanto sopra?

a) Innanzitutto non credevamo nell’intento, perseguito oggi in modo massiccio da molte realtà, di far diventare Ghio un centro turistico.

b) Capivamo invece l’importanza di documentare e non perdere il patrimonio ancora disponibile per un tempo certamente breve, soprattutto nei seguenti settori:

– architettura e tecnica costruttiva;

– conoscenza diretta sul mestiere degli acciugai e, meno indagata, sulla vita quotidiana della famiglia dell’acciugaio, con particolare attenzione al ruolo delle donne, dei vecchi e, ancor più, alla vita dei bambini;

– ulteriore raccolta e lettura della tradizione orale della Borgata (le 24 Storie di Codighiu, gli aneddoti, i racconti di vita, i proverbi, i canti, la toponomastica, i soprannomi);

– agroecologia;

c) ma, soprattutto, sentivamo potente la possibilità di rendere attive e attuali le lezioni/conoscenze/saperi che dalla Borgata sembravano chiedere di essere trasmesse ai giovani, per non essere ridotte a oggetto nostalgico di inutile dissertazione da salotto.

Inoltre, la nostra esperienza ci confermava che molti giovani genitori stanno percorrendo, insieme alle proprie famiglie e molto spesso uniti in comunità di pratica e in reti di confronto, le strade della riappropriazione e della comprensione di quei saperi ritenuti con supponenza superati e oggi riconosciuti come imprescindibili dall’agroecologia, dallo studio di tecniche costruttive con materiali naturali, dalla pedagogia del gioco e della parola, dal learning by doing e dalle comunità di pratica.

In questo senso ci siamo mossi. 

Non partivamo, nè eravamo coscienti, dalla forza propulsiva di una comunità coesa e consapevole, stavamo iniziando a lavorare esattamente su una situazione incredibile, per quanto riteniamo piuttosto frequente. Tanta storia, poca memoria e ancor meno consapevolezza.

Il Percorso dell’Associazione fino ad oggi

il percorso doveva partire dalla cura del territorio, dal recupero graduale di un degrado ambientale che stava peggiorando la percezione stessa della Borgata agli occhi di chi non ne cogliesse la forza dei segni e la magia del messaggio.

2021

  1. Abbiamo prima di tutto, in collaborazione con il Comune di Dronero, provveduto alla sistemazione del tratto di 2,7 km di strada sterrata che conduce alla Borgata Ghio.
  2. Abbiamo successivamente data all’Associazione una sede onorevole presso un edificio disabitato da decenni, ma in buono stato, offerto in comodato d’uso gratuito dal proprietario.
  3. Abbiamo avviato un’azione di rinaturalizzazione dei terreni, come previsto e permesso dal ……….della Regione Piemonte, al fine di…..
  4. Abbiamo reso nuovamente agibile il sentiero che univa la Borgata ad un importante pianoro (i Choit derèi) menzionato anche in numerose Storie
  5. Abbiamo ritrovato alcune importanti grotte (Barme) sede di azione dei personaggi delle storie di Codighiu, ma anche rifugio per i montanari in caso di temporali e nascondigli per i Partigiani durante l’ultima Guerra
  6. Abbiamo digitalizzato le interviste, le Storie, i canti che dagli anni ‘70 al 2000 erano stati raccolti su nastro magnetico
  7. Abbiamo reso fruibile tutta la documentazione sul sito www.associazioneborgataghio.net
  8. Abbiamo avviato il lavoro di pulizia dell’accesso alla Font dal bial, sorgente di acqua oligominerale, fondamentale nella vita della Borgata
  9. Abbiamo incontrato i referenti dei Beni ecclesiastici della Diocesi di Saluzzo, al fine di valutare eventuali azioni possibili per il restauro della Cappella della Natività.

2022

  1. Abbiamo reso nuovamente agibile il vecchio campo da bocce, tracciandone un nuovo sentiero di accesso agevole anche per bambini ed anziani, grazie alla concessione in uso di un terreno da parte della proprietaria
  2. Abbiamo migliorato, con il sostegno del Comune di Dronero, il piazzale di accesso alla Borgata, ripristinando la vecchia vasca dell’acqua (il Baciàs) e adibendo a mostra fotografica permanente uno spazio privato concesso in uso all’Associazione e migliorando l’area attraverso fioriere di fiori di montagna, con il supporto degli esperti di Miretti giardini.
  3. Abbiamo organizzato la prima edizione de IL GIRO DELL’ACCIUGAIO 2022, con il sostegno del Comune di Dronero e all’interno del programma della Fiera degli acciugai, ottenendo partecipazione di pubblico così cospicua da non poter accettare tutte le richieste. Nell’occasione, grazie al sostegno privato della Ecat di Mondovì, abbiamo potuto risentire il suono della Baudetta, riproposto da uno degli esecutori che l’ha sonata fino agli anni ‘70. 
  4. 4. Abbiamo organizzato Acqua di Ghio, una giornata dedicata all’acqua: nelle culture antiche, dai Greci ai Celti, nella vita della Borgata fino agli anni ‘70, al valore dell’acqua, al migliore suo utilizzo nell’irrigazione, alle proprietà delle numerose sorgenti del territorio.

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