I temi, i luoghi, i sentieri, il lavoro nelle Storie da Codighiu

I temi: tribolazioni, amore, elementi magici, astuzia, animali

Sono sempre storie di tribolazioni da sopportare per arrivare ad un grande premio. Spesso è l’amore a guidare l’azione, amore per una fanciulla, per un giovane, ma anche amore fraterno. Hanno un ruolo importante degli elementi magici e alcuni personaggi che sono dotati di poteri magici o alcuni animali (pesci, topi, uccelli) che capiscono l’uomo, possono parlargli direttamente e spesso contraccambiano il bene o il male ricevuti, anche salvandogli la vita.
Ma ci sono anche gli animali che nella Borgata, o lì intorno, vivono: i gatti, gli agnellini, il gallo e la gallina, le mucche, la mula, la volpe e il lupo, le vipere, il corvo, la gazza e, naturalmente, sono tutti animali parlanti.
Fondamentale è l’astuzia dei personaggi che ricorrono anche all’inganno per raggiungere il loro fine.
Tanto più astuto deve essere chi è piccolo di statura o di età e deve lottare contro forze grandi e malefiche.

La toponomastica

Le Storie da Codighiu sono storie ricche di riferimenti toponomastici: il loro teatro di azione sono il Fiandìn, Calùba, il Pian de Giringèna, la Selièra, i Chiòt de rèi, il Biàl, il Baciàs, il Calatà, la Bàrma del Sarvanòt, Càuri

Si tratta dei diversi pascoli, boschi, slarghi o grotte intorno alla Borgata Ghio, spingendosi fin sul monte Chialmo, al Mestre e a Santa Margherita: questa era l’area di cui i bambini potevano avere conoscenza diretta.
Poi c’erano i luoghi assoluti: il mare, l’isola in mezzo al mare, il Paradiso, l’Inferno, una grande città, un castello, lontano lontano.
Le Storie si svolgono anche nei diversi locali che caratterizzavano le abitazioni della borgata (lu selìe, l’estàbi, la stànsio) e la narrazione fa sempre riferimento agli attrezzi di lavoro della montagna (la fausìo, lu trènt, ecc.) o agli strumenti della cucina (la pèlo, la brùnso).

L’attività agricola

Altra ricchezza di queste storie è data dal frequente riferimento a quella biodiversità agricola che oggi si è in gran parte persa, oppure è nascosta e si potrebbe ancora cercare. Così sappiamo che a Ghio c’erano piante di mele Madamìn, di mele Bùte, di pere dla Ciapélo.
Impariamo da queste Storie che il grano richiedeva, per evitare l’allettamento, due operazioni contrarie tra loro: “ambrundàr lu gran” e “desbrundàr lu gràn”, cioè creare delle interfile di circa 60 cm nei campi di grano in venivano piantati rami di faggio o di frassino aventi la funzione di sostegno.


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