La bella dai cavei d’or

Testimone: Anna Rovera nata a Dronero il 27/02/1909, morta a Bra nel maggio del 2002
Intervistatrice: Elena Rovera
Luogo e data della registrazione: Bra, 22 marzo 1996

Cera una volta un re, che aveva dei servitori. Uno era bravo e il re gli voleva bene e ne approfittava un po’, come capita spesso con i servi migliori. Il re era da sposare ed aveva sentito par­lare della ‘bela dai cavei d’or’ , che stava lontano in mezzo al mare. Allora fece venire il servitore , che si chiamava Giuanìn ed era orfano dei genitori , e gli dis­se: “Giuanìn, io voglio vedere la ‘bela dai cavei d’or’, portala da me.”

Il ragazzo rispose: “Per carità, se quella ragazza abita in mezzo al mare, come faccio io che non so niente del mare?”

“Eppure, Giuanìn, bisogna farmi questo piacere, altrimenti qua, altrimenti là.” insistette il re.

Allora ii servitore decise di andare da sua madrina, che era già vecchia, ma era l’unica parente rimastagli, per ottenere aiuto. La madrina fu contenta di vederlo e gli chiese: “Che cosa vuoi?”

“Ecco, il re non so cosa si è messo in testa, si vuole sposare, qualcuno gli ha detto che in mezzo al mare c’è una bella ragazza e vuole che io la vada a prendere, ma come faccio?”

“Adesso ci pensiamo” disse la madrina.

“E prima il re s’era messo in testa che vicino a una fontana c’era l’ usei d’or’ e voleva l’uccello d’oro, adesso vuole la ‘bela dai cavei d’or'” , protestò ancora Giuanin.

E la madrina gli suggerì: “Guarda, fa’ una cosa, convinci il re che tu in mezzo al

mare non puoi andare, invece magari l’uccello lo puoi prendere.”

“Ma, anche l’uccello – disse Giuanìn- come faccio a prenderlo?”

E la donna proseguì : “Guarda lassù, su quella montagna, c’è una fontana: io sono vecchia, ma ho sempre saputo che lassù c’è un uccello che ha le ali d’oro.”

“Oh, ma come faccio a prenderlo?” ripete Giuanìn

La saggia madrina consigliò: “Di’ al re che ti faccia fare una bella gabbia e dentro ci faccia mettere tutte le qualità di paste dolci, poi tu la porti lassù vicìno a quella fontana, ti nascondi dietro ai cespugli, prendi una bacchettina e aspet­ti. Forse l’uccello è attirato da quella bella gabbia, con tutta quella roba da man­giare, forse ci entra e tu stai bene attento, appena entra a mangiare le paste, chiudi la porticina, poi prendi la gabbia e la porti giù.”

Giuanin ringraziò la madrina e tornò dal re. Questi gli disse: “Allora , Giuanin hai pensato di andarmi a prendere quell’uccello”

Il ragazzo rispose: “Ci ho pensato, maestà, ma l’uccello non si lascia prendere così nelle mani, voglie che mi facciate fare una bella gabbia e centro ci facciate mettere ogni qualità di pasticcini, forse l’uccello va a mangiarli e così lo posso prendere.”

Il re approvò : “Sì, sì, hai pensato bene”, e fece costruire una bella gabbia, la fece riempire di pasticcini e il ragazzo la portò lassù. Secondo le parole della ma­drina, l’uccello sarebbe arrivato allo spuntar del sole. Era una bella giornata e Giuanin, dopo aver messo la gabbia vicino alla fontana, si nascose, tenendo in mano una bacchettina che era già attaccata alla porticina della gabbia, Poi vice arrivare l’usei d’or’ e rimase incantate, perché era proprie bello con quelle belle ali d’oro: si dispose all’attesa. L’uccello volò presso la fontana, beveva e si guardava intorno: alla vista della gabbia si lasciò attirale, entrò dentro e il ragazzo fu svelto a chiudere la ; porticina, tutto contento.

Quando portò l’uccello al re , Questi si compiacque con lui:”Io lo sapevo che sei un bravo ragazzo e stavolta mi hai fatto un grosso piacere.” ma aveva nella mente la “bela dai cavai d’or’. Lasciò passare un po’ di tempo, poi chiamò di nuovo il servitore: “Giuanin, lo so che sei bravo; io voglio sposarmi, voglio la ‘bela Lai cavei d’or’.”

Giuanin si schermì dicendo: “Ma io sono un povero ragazzo!” Però il re la voleva ad ogni costo e lo tormentava. Alla fine il giovane decise di andare a trovare sua madrina, e, quando la vide, le disse: “Io ho preso l’uccello d’oro, avevi proprio ragione, ho fatto così e così, ma il re, io non so, vuole la ‘bela dai cavei d’or’ che sta in mezzo al mare. Io non so proprio come fare.”

E la madrina gli rispose: “Guarda Giuanin, io ti do un consiglio, per come la vedo io: se la ‘bela dai cavei or’ è là in mezzo al mare, tu devi chiedere al re che ti faccia fare una bella barca, ma proprio speciale, e che ti dia tre marinai, che sia­no giovani e che sappiano trattare con la gente, e poi va insieme a loro.” Che i giovani la convincano a saliere sulla vostra barca e le facciano vedere le bellezze di questa e, prima che la ragazza possa scendere, senza dire niente, che la barca si muova, che s’inoltri nel mare. Io ti auguro tante bene, ma più di così non ti posso insegnare.”

Il ragazzo tornç dal re, che insisteva sempre “Hai pensato, Gluanin?”

“Ho pensato: perciò bisogna farmi fare una bella barca , ma proprio bella, che sia al pari di quella della ‘bela dai cavei d’or’, e occorre cercarmi dei bei ragazzi intelligenti, che abbiano studiato e sappiano trattare con la gente, perché io da solo non posso.”

Il re acconsentì, fece fare una bella barca, ma proprio speciale, cercò degli uo­mini e li convocò. Quando tutto fu pronto, i ragazzi salparono verso la ‘bela dai cavei d’or’. Giunti nei pressi della sua barca, fecero il segnale se potevano avvinarsi, come fanno i marinai. La fanciulla accettò e li invitò a salire. I giovani seppero contargliela così bene che la indussero a visitare la loro imbarcazione. Questa era già in posizione e pronta a partire, e, mentre i marinai intrattenevano la ‘bela dai cavei d’or’ , la barca si incamminò. Quando la ragazza si accorse che l’avevano rapita, voleva gettarsi nel mare, e, nonostante la trattassero con tutti i riguardi, dalla rabbia , prese un bel diamante che aveva al dito e lo buttò in acqua.

I giovani la portarono dal re che, compiaciuto perché era proprio una bella fanciulla, disse: “Oh, il buon servitore c’è, ‘ l’usel d’or’ c’è, e la ‘bela dai cavei d’or’ bisogna che mi sposi,” La ragazza si schermiva dicendo: “lo vi spose, però voglio che Giuanin mi vada a, prendere l’anello.” Il ragazzo protestava, ma il re comandò: “No, no, bisogna, andare.”

“Ma eravamo in mezzo al mare quando ha gettato l’anello, e adesso io come faccio?”

Il re fu inflessibile, e Giuanin si rassegnò: “Se trovo madrina ancora viva, perché l’ultima volta lei gli aveva detto: “Guarda , non so se un’altra volta mi trovi ancora.” Andò dunque e la trovò; tutto contento di vederla, tuttavia esclamò: ‘Oh, madrina, sono proprio disperato!”

“Ma che cosa c’è, che cosa vuole ancora quello là? La ‘bela dai cavei d’or’ l’ave­te presa e allora?”

Giuanin spiegò: ” Quella ragazza aveva un bell’anello al dito, quando si è vista persa, perché la portavamo via, l’ha gettato nel mare e ora lo rivuole, e come fac­cio io , adesso, a trovarlo?”

La madrina ci pensò un po ‘ e poi chiese: “Giuanin non hai mai fatto qualche favore ai pesci?” E lui riconobbe: “Sì, l’ho fatto: una volta c’erano dei pesci ancora vivi fuori dall’acqua e io lì ho presi e li ho ributtati in mare.”

La donna allora gli consigliò: “Guarda, Giuanin, vai là sulla riva dove hai compiuto quella buona azione, e grida, forte: ‘Re dei peesci, io ho salvato la tua anima, tu salva la mia’ “

Così il ragazzo fece: e sulla riva arrivò un grosso pesce che gli chiese: “Che co­sa vuoi?”

“Guarda, mi devi fare in piacere, perché io una volta ero qua, e, vedendo che ave­vano gettato dei pesci fuori dal mare, li ho ributtati in acqua: se non c’ero io morivano. “   “ E adesso che cosa vuoi da me?” ripeté il pesce.

“E adesso la ‘bela dai cavei d’or’ ha gettate nel mare l’anello e ora lo rivuole.”

Il re dei peesci lo esortò: “Aspetta, aspetta!” E Giuanin aspettò. Aspettava e aspettava finché arrivò un pesciolino, ma piccolo piccolo, con l’anello: aveva l’anello infilato al collo come fosse una collana. Il ragazzo prese l’anello, ringraziò il pesce grosso e quello piccolo e tornò dal re. Quasti, tutto contento, disse:” L’usel d’or’ c’è, la ‘bela dai cavei d’or’ c’è e ora l’anellino ce l’abbiamo !”

“Ora la ‘bela dai cavei d’or’ bisogna che vi sposi!” osservò Giuanin. Ma la bella, benché tutta contenta per l’anello, avanzò un’altra pretesa: ”Sì, sì, l’anello ce 1’ho, però voglie che Giuanin vada a prendere una bottiglietta d’acqua nel Paradiso e

una, nell’Inferno “.

Non c’era diente da fare, quando si trattava di qualche impresa difficile, toccava sempre a Giuanin. Il ragazzo si lamentò : “Oh, per carità, questo proprio non riesco a farlo!” ; poi, però , andò di corsa da sua madrina e sì sfogò : “Ho trovato l’anello  ma adesso ce n’è un’altra: deve andare a prendere una bottiglietta d’acqua in Paradi­se e una nell’Inferno, altrimenti mi fa uccidere, ma come faccio? Io sono proprio tormentato! ” E la donna gli rispose: ” Oh, io sono proprio alla fine, non so se ti posso so ancora aiutare, ma ci provo: senti, Giuanin, non hai mai fatto qualche favore agli uccelli?”

Il giovane ricordò: “Si, ho fatto un favore ad un uccello, perché, un giorno che stavo nel giardino dove c’era un “bel nido sopra, un albero, ho visto una vipera che andava a mangiare gli uccellini, e l’ho uccisa.”

La madrina consigliò: “Bene, allora ritorna in quel luogo e chiama: ‘Re degli uccelli, re degli uccelli, io ho salvate la tua anima, tu salva la, mia!”.

E Giuanin andò e chiamò: “Re degli uccelli, re degli uccelli!” arrivò un’aquila. E lui le disse: “Io ho salvato la tua anima, tu salva la mia. C’era un nido piene di ucce11ini, e una vipera, saliva a mangiarli, ma io l’ho uccisa.”

“Adesso che cosa vuoi da me?”” fece l’aquila.

E lui rispose: “Voglio che un uccello o due vadano a prendermi .una bottiglietta d’acqua in Paradiso e una nell’Inferno e me le portino.”

“rispetta”, disse l’aquila e mandò un richiamo; arrivò uno stormo di uccelli e lei ‘ordinò: “Dovete fare un piacere a questo signore: andate a prendere una bottiglietta d’acqua nell’Inferno e una nel Paradiso.”

Gli uccelli si lanciarono a gara; quello che volò in Paradiso, impiegò poco tem­po e ritornò tutto bello con la bottiglietta nel becco, ma quelle che era sceso nell’Inferno non tornava. E aspetta e aspetta, finalmente arrivò, tutto bruciacchiato, allo stremo delle forze, con le ali che non lo portavano più, ma con la bottiglietta nel becco.

Giuanin, tutte contento, corse da sua madrina per ringraziarla, ma lei lo congedò dicendo:  “Anch’io sono proprio contenta, ma adesso guarda, non venirmi più a cercare, perché presto me ne andrò, sento che è finita, non potrò più aiutarti.”

Il ragazzo, allora, portò a casa le bottigliette e il re, felice, disse: “Adesso ‘l’usel d’or’ c’è, la ‘bela dai cavei d’or c’è, l’anello c’è, le bottigliette d’acqua ci sono, la ‘bela dai cavei d’or’ bisogna che mi sposi.”

E lei disse: “Sì, sì, io la sposo, adesso fate due…………

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